L’étrangère è uno degli indirizzi imperdibili a Londra nel quartiere trendy di Shoreditch. Nella rivalutatissima parte East della capitale inglese, questa galleria d’arte si è distinta in poco più di un anno dalla sua apertura per la coragigosa curatela di alcune tra le più singolari mostre degli ultimi anni.
Il momento d’oro di Joanna Mackiewicz-Gemes, la curatrice che da Charlotte Road sta facendo il giro del mondo con le sue proposte, è confermato questo mese anche da un riconoscimento italiano.
The Others di Torino, la prima fiera italiana dedicata all’arte emergente internazionale, giunta quest’anno alla sesta edizione, ha assegnato il premio come miglior progetto curatoriale alla galleria L’ètrangère per la cura e la qualità espressi nelle opere, negli allestimenti, nell’accoglienza e nei materiali informativi. Il progetto si è mostrato capace di affrontare il tema dell’identità, della sua costruzione e decostruzione nelle strutture del gesto e dell’immagine, costruendo un ricco dialogo tra le giovani artiste Małgorzata Markiewicz (Polonia) e la tedesca Marie Jeschke.
Sin dalla scelta del nome, la galleria ha voluto porre l’attenzione sulla filosofia di essere stranieri nel proprio paese. Ridefinizione dell’identità, l’essere outsider, vivere e lottare nel mondo contemporaneo partendo dal concetto di “moderna liquidità” del pensatore polacco Zygmunt Bauman.
Già distintasi l’anno scorso in patria per aver portato l’installazione provocatoria SUCKERZ di Emma Hart e Jonathan Baldock, L’étrangère a Torino ha portato nell’ospedale dismesso che ospitava The Others, un’altra installazione memorabile.
Il lavoro di Marie Jeschke si avvale di molte diverse forme espressive, che abbracciano il voyeurismo e l’esibizionismo, utilizzando pezzi di vita e icone del vivere contemporaneo in “esibizione”.
Con un passato da performance artist, Jeschke oggi ha smesso di usare il proprio corpo come strumento e si è dedicata agli oggetti.
Il secondo premio assegnato a L’étrangére è per la miglior opera in Exhibit, voluto dalla giuria composta da Cesare Audrito, Alessandro Carrer, Francesco Fossati ed è andato all’installazione Es ist so wie es scheint/Turin 2016 di Anita Witek. L’opera si distingue per il suo valore concettuale e per l’interessante riflessione sulle modalità con cui le immagini vengono lette e consumate nella società contemporanea. Risultato di diversi livelli di “traduzione” e passaggi tra linguaggi diversi (collage, fotografia, installazione), il lavoro è modulabile a seconda degli spazi espositivi ed è caratterizzato da una forte immersività.
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